La "Sacra Famiglia"

Melfi


 a cripta in oggetto malgrado presenti caratteristiche simili alle precedenti scoperte (scavata nel tufo ma con setti murari di rinforzo e protezione all’entrata) differisce dalle altre per le dimensioni maggiori. La volta è a botte dalla quale prendono forma quattro velette a disegnare altrettante cappelle appena abbozzate, su una delle quali è scolpita una croce con teschio. Sul pavimento sono presenti le vasche (palmenti) per il vino (il classico riutilizzo delle cripte rupestri melfitane) ma ormai interrate.

unico affresco rilevabile è collocato in una nicchia sulla parete di fondo affianco ad altra nicchia disadorna (anche se in altri punti della grotta si rilevano piccoli brandelli d’intonaco, forse precedentemente decorati?). La conservazione risulta essere discreta, quantunque si noti una perdita di definizione e qualche calcificazione. La qualità pittorica e lo stile dell’opera sono alquanto mediocri, per la datazione è plausibile un XVIII sec. inoltrato. Il soggetto raffigurato è una Sacra Famiglia disposta su banco di nubi, ai piedi della quale sono dipinti simmetricamente due santi alle estremità opposte. Fra i due Santi è ritratto il commissionatore dell’opera in atto di preghiera, fra le mani del quale si trova la dedica, inscritta in una specie di foglio, ormai quasi illeggibile.

utte le figure sono rappresentate in tre quarti, mentre del commissionatore appaiono il capo le mani e parte delle spalle.  La Madonna con corona è avvolta in un manto azzurrino, seduta regge il Gesù Bambino benedicente, mentre San Giuseppe in abito color ocra, reca in mano lunghi gigli bianchi. Il Santo di destra, in atto di benedizione, ha i capelli con chierica, veste un saio bianco con cocolla scura e reca un libro crocifero in mano mentre al suo fianco sono raffigurati i ceppi che messi in relazione con i monogrammi presenti, “S” e “M” non lasciano dubbi sull’identità della figura: San Leonardo.

l Santo di sinistra indossa la mitria e il piviale e reca nella mano destra il pastorale, affianco a questa figura, quasi illeggibile vi è il monogramma “M” che come per il Santo precedente doveva fare coppia con una “S”. Quindi tenendo conto dei paramenti vescovili indossati dalla figura e del monogramma “M”, con tutta probabilità la figura dovrebbe essere San Martino.

 

 N.B. Questa cripta sebbene sconosciuta ai più, venne descritta per la prima  volta dal prof. Tranghese S. negli anni '80.

Articolo di: Michele Sedile